Ipertensione, un aiuto dall’osteopatia? | OSCE - Osteopathic Spine Center Education

Ipertensione, un aiuto dall’osteopatia?

Ipertensione, un aiuto dall’osteopatia?

Ipertensione, un aiuto dall’osteopatia?

A cura di: Fabio Migliorini, Osteopata D.O.m.R.O.I. Tutor presso Scuola di Osteopatia a tempo parziale OSCE di Bologna.

Una delle patologie più comuni è l’ipertensione arteriosa: come affermato nel 2013 dalla World Health Organization, dei circa cinquantasette milioni di morti nel mondo nel 2008, ben diciassette, quasi il 30%, erano dovuti alle malattie cardiovascolari. Di questi, le complicanze dell’ipertensione avevano segnato ogni anno nel mondo ben 9,4 milioni di morti con il 45% di malattie cardiache e il 51% d’ictus. Nel 2008 a livello mondiale circa il 40% degli adulti dai venticinque anni d’età e oltre avevano ottenuto la diagnosi dell’ipertensione. Gli ipertesi erano, così, passati dai 600 milioni del 1980 al miliardo del 2008. La prevalenza della malattia era più alta nella regione africana con il 46% degli adulti di età compresa tra venticinque e oltre e più bassa nelle Americhe con il 35%. In generale, contrariamente a quello che si può pensare, i paesi ad alto reddito presentavano una minor prevalenza con il 35%, rispetto al 40% degli altri gruppi. Questo è dovuto principalmente all’esplosione demografica e all’invecchiamento della popolazione abbinate alla diffusione di comportamenti a rischio.

Per ipertensione intendiamo una situazione in cui la pressione minima supera costantemente il valore di 90 mmHg e la pressione massima supera costantemente il valore di 140 mm/hg. Parliamo di ipertensione essenziale, termine usato per identificare quella percentuale di casi (90%-95%) che non ha una causa certa, ma un insieme di fattori predisponenti che ne favoriscono la comparsa. Si differenzia dall’ipertensione secondaria che è determinata da patologie cardiache e renali ben definite.

I più rilevanti e conosciuti dell’ipertensione essenziale sono:

  • Fattori genetici
  • Alimentazione sbilanciata
  • Fumo
  • Stress sociale
  • Sedentarietà
  • Invecchiamento

A questi aggiungiamo altri fattori altrettanto importanti ma meno conosciuti:

  • Ipertono del sistema neurovegetativo simpatico
  • Diminuita capacità del rene di eliminare il sodio

Agli esordi della sua comparsa l’ipertensione è del tutto asintomatica e le sue conseguenze non sono immediate ma insorgono dopo qualche anno dalla sua comparsa e spesso ci si accorge di essere ipertesi durante una visita medica di routine e il processo della patologia ha già iniziato a danneggiare il cuore, i vasi sanguigni, i reni e gli altri organi.

Spesso questa situazione viene ignorata e i subentrano certi sintomi che non vengano collegati direttamente a questa patologia, i principali sono: cefalea sorda, vertigini, epistassi, acufeni e difficoltà respiratorie anche in assenza di sforzi fisici.

Dopo questa breve introduzione a questa patologia che deve essere diagnosticata da un medico analizziamo meglio il ruolo del sistema neurovegetativo. Tra le cause è stato inserito l’ipertono del sistema neurovegetativo simpatico, cosa significa? Il sistema neurovegetativo autonomo è una parte del sistema nervoso umano e ha la funzione di regolare l’omeostasi dell’organismo e i muscoli involontari tramite la sinergia del sistema simpatico e di quello parasimpatico. Un’alterazione di questa sinergia causa la distonia neurovegetativa, ovvero un’iperattività di uno dei due sistemi, che a seconda dei casi possiamo definire simpaticotonia (prevalenza del sistema simpatico) o vagotonia (prevalenza del sistema parasimpatico o vagale). Una risposta eccessiva del sistema simpatico immette in circolazione un aumento degli ormoni dello stress che provocano un incremento della gittata cardiaca in contemporanea ad una vasocostrizione arteriosa. Questo è fisiologico nelle situazioni di emergenza, in cui abbiamo bisogno di una risposta energica: “combatti o fuggi”. Immaginate che questa situazione diventi costante: avremo segmenti midollari in stato di facilitazione e d’ipereccitabilità, che risponderanno prematuramente anche a stimoli banali, ma che sono la causa dell’iperattività simpatica correlata ai disturbi viscerali. Una delle conseguenze è l’aumento di pressione visto che una quantità maggiore di sangue ha meno spazio a disposizione per fluire.

Vediamo qualche risultato scientifico:
Una ricerca eseguita dall’European Institute for Evidence Based Osteopathic Medicine nel 2010 (Cerritielli et al. 2011) su 31 pazienti affetti da disordini cardiovascolari, certifica un netto miglioramento della pressione sistolica e della funzione cardiovascolare (ovviamente abbinata alla cura farmacologica) rispetto al gruppo di controllo composto da 32 persone.

Nel 2012 in Austria presso il Wiener Schule für Osteopathie (Wasserfaller 2012) è stata eseguita una ricerca su un totale di 22 pazienti soggetti a ipertensione per valutare l’influenza del trattamento osteopatico nei valori di pressione arteriosa. I pazienti hanno ricevuto 3 trattamenti a distanza di 3 settimane e hanno mostrato valori significativamente inferiori rispetto al gruppo di controllo.

Attualmente è in corso presso il Larkin Community Hospital di Maimi (Mehra et al. In fase di revisione) uno studio che coinvolge 200 persone con l’obiettivo di dimostrare l’efficacia del trattamento osteopatico nei casi di ipertensione cardiaca in associazione al solo cambio verso uno stile di vita più attivo e salutare dal punto di vista alimentare. I risultati sono attesi per fine 2016.

Come l’Osteopatia può influire sulla pressione sanguigna?

È ormai appurato che la colonna vertebrale è il centro nevralgico del nostro corpo ed, essendo una struttura ricca di articolazioni, può succedere per differenti motivi che una o più vertebre perdano la corretta mobilità. In ambito osteopatico parliamo di disfunzioni somatiche: ovvero una situazione in cui gli elementi che compongono la struttura articolare non si mobilizzano più tra loro correttamente, questo crea un’alterazione della funzione. Le fibre pregangliari simpatiche emergono dal midollo insieme alle radici dei nervi spinali e raggiungono i gangli vertebrali (22 paia), uniti a formare una catena gangliare che decorre parallelamente su ciascun lato della colonna vertebrale a livello toracico. Con questa precisazione è facile intuire come le disfunzioni somatiche di questo settore possano aumentare l’attività del sistema nervoso simpatico.

Cerchiamo di spiegarlo meglio:

  • Migliorando la biomeccanica della colonna vertebrale si ottiene una riduzione dello stimolo che irrita il sistema simpatico ed un bilanciamento delle pressioni corporee dei vari distretti.
  • Il trattamento osteopatico aiuta a dissipare le tensioni fasciali e a ridurre lo stress; molti pensano subito alle tecniche dirette strutturali, in realtà c’è molto di più. Dopo la valutazione strutturale della colonna l’altro parametro preso in seria considerazione è lo stato delle fasce e dei muscoli del distretto in disfunzione. Molta gente somatizza lo stress e di conseguenza i suoi muscoli hanno un ipertono non fisiologico e uno spasmo costante, questa caratteristica indirizza l’operatore sulle tecniche più adeguate da eseguire. Per esempio su un soggetto fibromialgico e su un atleta con la stessa disfunzione vertebrale sono indicati dei lavori molto diversi anche se l’obiettivo è lo stesso.
  • Bilanciando, nei limiti del possibile, le due componenti del sistema neurovegetativo che si occupano soprattutto di organizzare e regolarizzare la componente viscerale del nostro corpo.

Bibliografia

Basu S, Millet C: Social Epidemiology of Hypertension in Middle-Income Countries. Hypertension. 2013;62:e41; originally published online September 30, 2013; doi: 10.1161/HYPERTENSIONAHA.113.02356

Cerritelli F, Carinci F, Pizzolorusso G, Turi P, Renzetti C, Pizzolorusso F, Orlando F, Cozzolino V, Barlafante G: Osteopathic manipulation as a complementary treatment for the prevention of cardiac complications: 12-Months follow-up of intima media and blood pressure on a cohort affected by hypertension. Bodyw Mov Ther. 2011 Jan;15(1):68-74. doi: 10.1016/j.jbmt.2010.03.005.

Mehra R, Stuckey R, Spagnolo-Hye SE: The Utilization of Osteopathic Manipulation (OMT) as an Adjunct Therapy in the Treatment of Hypertension. (https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT02605551) In fase di revisione.

Wasserfaller A.: Influence of Osteopathic Treatment on Blood Pressure Values of Patients with Essential Arterial Hypertension. 2012 (www.osteopathicresearch.com/index.php?option=com_jresearch&view=publication&task=show&id=15164&lang=en)