Studiare Osteopatia dopo una laurea in Scienze Motorie

L’esperienza di Luca: Osteopatia dopo Scienze Motorie

Luca Landolfi

Luca Landolfi

In questo breve articolo, riportando la mia esperienza, spiegherò come il percorso osteopatico può accrescere le competenze di un laureato di scienze motorie. Cercherò di offrire le mie dirette considerazioni sui vantaggi che i colleghi chinesiologi trarrebbero avvicinandosi alla didattica osteopatica.

Cos’è l’osteopatia e come agisce

L’osteopatia è una branca della medicina naturale che agisce attraverso un insieme di tecniche manuali che hanno lo scopo di recuperare e mantenere l’equilibrio del corpo cercando di scoprire tutto ciò che possa influenzare la funzione e perturbare la postura così sottraendo economia e comfort al sistema organico.

L’osteopatia interviene nel recupero della persona seguendo i segni clinici che alterano la sfera corporea nella globalità cercando di ripercorrere la sua storia traumatologica, che non è altro che il rispecchio della sintomatologia avvertita dal paziente ossia l’espressione “a distanza” della causa primaria o disfunzione osteopatica primaria.

Dunque l’osteopatia ricerca l’omeostasi dell’organismo o l’equilibrio funzionale globale, pertanto si ritiene che la salute vada ricercata in un’armoniosa integrazione di corpo, spirito e mente. L’omeostasi è invece intesa come l’insieme dei meccanismi messi in atto da ogni essere vivente per mantenere costante, sia sotto l’aspetto costitutivo che sotto quello funzionale, i propri costituenti.

Il nostro organismo oltre ai vari traumi che deve assorbire nell’arco della vita deve sempre vincere, resistere e sopportare uno stress esterno costante che è la forza di gravità, questa forza se non ci fossero le strutture anatomiche di sostegno, tenderebbe a farci schiacciare e comprimere; questo per far intendere lo sforzo che deve sopportare il nostro corpo per l’intera esistenza. Contemporaneamente l’organismo cerca di mantenere il proprio equilibrio e omeostasi, attuando strategie per mantenere un comfort e un’ergonomia dei tessuti intesa come la capacità del nostro organismo di disperdere la minor quantità di energia per lo svolgimento di una determinata funzione in maniera efficiente come ad esempio può essere il mantenimento di una corretta postura in posizione ortostatica.

Quando viene a mancare questa economia nel dispendio energetico e quindi un comfort della tensione globale dei tessuti si manifesta la disfunzione osteopatica, specialmente se sono avvenuti degli eventi traumatici.
La disfunzione dunque si instaura quando una struttura deputata a svolgere una funzione non lavora nella corretta fisiologia ed economia, di conseguenza la struttura inadempiente alla sua funzione richiede un sostegno e aiuto ai sistemi adiacenti modificando, localmente la biomeccanica articolare con alterazione dei tessuti periarticolari e, in una visone globale l’atteggiamento posturale influenzato da compensi e/o adattamenti.

Le principali fonti di studio

L’osteopatia permette lo studio degli effetti interni provocati dalla struttura, pertanto si orienta verso il paziente con un approccio olistico. Le principali fonti di studio sono l’anatomia, fisiologia e fisiopatologia, basate sui principi delle intuizioni del suo fondatore il Dr.Still.
L’osteopatia studia e sviluppa il concetto di malattia sempre su base eziologica e trova l’eziologia della malattia primariamente nella struttura, considerando le strutture delle diverse parti del corpo interconnesse tra di loro: le ossa, i muscoli, le fasce, i visceri, le ghiandole, la pelle sono visti come

un tutt’uno indivisibile, come elementi governanti delle funzioni: cioè l’attività di ognuna delle sue parti, come la funzione respiratoria, la funzione cardiaca, la funzione digestiva, la funzione renale ecc.
La malattia si può prevenire se la struttura è armonica, considerando all’origine della malattia un cattivo funzionamento della struttura – funzione (la struttura governa la funzione).

I vantaggi che lo studio osteopatico apporta ai laureati in scienze motorie

Un laureato in scienze motorie attraverso un percorso di studio osteopatico incrementerà la propria conoscenza di anatomia, fisiologia e fisiopatologia sia dal punto di vista nozionistico teorico sia da quello pratico.
La componente pratica palpatoria è il valore aggiuntivo che offre il percorso osteopatico. Tale approccio permette allo studente di affermare nozioni teoriche anatomiche attraverso la palpazione che è la maniera più semplice per poter mettere in pratica ciò che ha studiato didatticamente.

Basti pensare a uno dei fondamentali principi dell’osteopatia che afferma che “tale materia si basa sull’ Anatomia, ancora Anatomia e sempre Anatomia”; dunque l’osteopatia si può intendere come una conoscenza approfondita e precisa dell’anatomia umana proiettata a far visualizzare le numerose interconnessioni funzionali tra i sistemi mio – fasciali, muscolo – scheletrici, nervosi e viscerali.

Altre materie fondamentali che affiancano la didattica osteopatica, accrescendo le competenze e attribuendo valori aggiuntivi per la crescita professionale di un chinesiologo sono la radiologia, la biomeccanica del movimento anche in relazione della patologia, la fisiopatologia legata all’apparato muscolo – scheletrico e viscerale. La conoscenza e le competenze che ne derivano da queste fonti di studio permettono di arricchiere e rafforzare la capacità di diagnosi e clinica per un chinesiologo.

Le competenze che ne derivano

Come si è detto, attraverso l’osteopatia è possibile visualizzare i rapporti tra i diversi sistemi che compongono l’organismo. A questo proposito, bisogna precisare che il termine “visualizzare” non è stato utilizzato a fini casuali, ma proprio per rendere l’idea di quello che comporta il percorso osteopatico da un punto di vista di crescita professionale. Attraverso la padronanza di una fine manualità palpatoria e d’ascolto associata a una elevata conoscenza di anatomia e fisiologia l’osteopatia ci permette di raggiungere, attraverso l’impilamento dei tessuti la struttura disfunzionale d’interesse VISUALIZZANDOLA PALPATORIAMENTE, per essere valutata e di conseguenza trarne considerazioni per un successivo protocollo d’intervento con il fine di migliorare la sintomatologia del paziente o esaudire la richiesta del cliente/paziente.

Per fare un esempio: in ambiente sportivo accade spesso che un cliente voglia conoscere le motivazioni dietro un particolare dolore. E’ in quel momento che, indicandoci il punto che gli duole, arriva la puntuale domanda: “cosa può essere?”
In tal caso, grazie al metodo osteopatico saprete reperire, localizzare, riconoscere e valutare la struttura e, quindi successivamente, consigliare cosa fare.

La pratica palpatoria associata alla conoscenza di queste materie scientifiche permettono al chinesiologo osteopata di rafforzare le proprie capacità e competenze di diagnosi clinica e di inquadrare il cliente/ paziente dal punto di vista posturale in un’ottica di equilibrio globale tra le varie strutture anatomiche perturbate, potendo così stabilire con più esperienza clinica quelli che sono gli esercizi più adatti a migliorare la sua postura e contribuendo a ristabilire il suo fisiologico stato di salute, evitando nel contempo tutti quelli che sono gli esercizi che potrebbero peggiorare o incrementare il suo atteggiamento corporeo scorretto.

Un’altra materia fondamentale della didattica osteopatica sulla quale si pone molta attenzione è la biomeccanica del movimento, disciplina di fondamentale importanza che permette all’osteopata di

stabilire quello che è il miglior protocollo di mantenimento per la correzione osteopatica raggiunta dopo il trattamento.

Un obiettivo in comune

L’osteopata interviene per cercare di raggiungere la guarigione del paziente per ristabilire e mantenere l’equilibrio del corpo e quindi un ergonomia e comfort; ma la guarigione del paziente non si esaurisce solamente dopo il trattamento osteopatico, quella disfunzione che in seduta è stata corretta deve essere mantenuta tale, e questo può avvenire attraverso un percorso di sedute di ginnastica correttiva posturale specifiche per il deficit trattato, specialmente con pazienti/clienti affetti da patologie muscolo scheletriche croniche. Questo discorso è stato accennato per evidenziare la complementarietà tra il percorso di scienze motorie e di osteopatia evidenziando come il fine di entrambe le professioni verta sul beneficio e sul soddisfacimento del paziente/cliente. Con entrambe le competenze associate il paziente/cliente potrà essere accompagnato dalla stessa figura nel percorso di guarigione da un punto di vista globale (“TRATTAMENTO – MANTENIMENTO”) con lo scopo di limitare la sintomatologia dolorifica e del recupero funzionale delle strutture deficitarie/disfunzionali.

Ovviamente succederà, se si vorrà affrontare il percorso osteopatica, di esser messi di fronte a una scelta di FOCUS, ossia decidere su quale percorso ci si vuole focalizzare e concentrare per far si che ci si possa orientare, limitando le proprie capacità ed energie per una singola sfera lavorativa; ma l’osteopata con laurea in scienze motorie avrà comunque le competenze di consigliare a fine trattamento un protocollo di esercizi di ginnastica correttiva di mantenimento o comunque se ce ne sarà bisogno di consigliarlo a qualche nostro collega chinesiologo.

Conclusione

Con le nozioni di scienze motorie la valutazione si sofferma ad un’ispezione settoriale della problematica del cliente o comunque viene prettamente associata a una problematica di natura muscolo – scheletrica.

adesso associando la mia parziale visone osteopatica cerco di valutare la globalità della persona partendo da una diagnosi approfondita che viene elaborata attraverso test osteopaici, ortopedici e neurologici.

Con tutti questi strumenti di diagnosi ho la possibilità di avere una visione più chiara dello stato di salute generale del cliente per affrontare un eventuale protocollo di esercizi posturali correttivi o eventualmente dare un imput di guarigione per dare beneficio allo stato di salute attraverso tecniche manuali osteopatiche.

Prima avrei potuto ipotizzare a quale struttura anatomica fosse attribuito il dolore, ma questo avveniva solo grazie a una conoscenza didattica dell’anatomia; mentre adesso, grazie all’associazione della pratica manuale osteopatica, attribuisco alla mia valutazione un valore palpatorio, che è dunque fondamentale per la diagnosi.

Luca Landolfi