RACHIDE LOMBARE OSSO

Il corpo vertebrale a questo livello è il più voluminoso di tutto il rachide (fig. 1a); la sua altezza aumenta dall'alto in basso e il suo piatto inferiore è più esteso di quello superiore (fig. 2b).

Struttura ossea

Il corpo vertebrale a questo livello è il più voluminoso di tutto il rachide (fig. 1a); la sua altezza aumenta dall'alto in basso e il suo piatto inferiore è più esteso di quello superiore (fig. 2b).
I peduncoli molto spessi, sagittali, s'innestano sulla metà superiore della parte postero-laterale del corpo (fig. 2b). I bordi inferiori sono molto incavati in basso partecipando alla formazione del foro di coniugazione.
Le lamine spesse, oblique in dietro in dentro ed in basso collegano le apofisi articolari all'apofisi spinosa (fig. 2c). 
L'apofisi spinosa  molto spessa, quasi orizzontale sul piano sagittale, il suo bordo esterno è molto spesso (fig. 2b).
I processi costiformi o apofisi trasverse sono lamine ossee lunghe e strette dirette in fuori e leggermente in dietro (fig. 2a, 2c).
L'apofisi articolare superiore è appiattita trasversalmente; l'inferiore è a forma di segmento di cilindro.

fig1 mini

fig. 1 - Radiografia con in evidenza la grandezza dei corpo vertebrali lombari
fig3a minifig. 2a - visione posteriore della vertebra lombare tipo
  1. apofisi spinosa
  2. apofisi articolare superiore
  3. apofisi articolare inferiore
  4. apofisi trasversa
  5. corpo vertebrale
fig3b minifig. 2b - visione laterale della vertebra lombare tipo
  1. apofisi spinosa
  2. apofisi articolare superiore
  3. apofisi articolare inferiore
  4. apofisi trasversa
  5. peduncolo
  6. lamina
  7. corpo vertebrale
fig3c minifig. 2c - visione dall'alto della vertebra lombare tipo
  1. apofisi spinosa
  2. apofisi articolare superiore
  3.  apofisi articolare inferiore
  4.  tubercolo mamillario
  5.  apofisi trasversa
  6.  peduncolo 
  7.  lamina
  8.  corpo vertebrale
  9. 9. foro vertebrale

 

Schermata 2019 12 30 alle 11.05.09caratteristiche vertebra lombare

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Cerniera lombo-sacrale

Zona di transizione per eccellenza, il piatto sacrale ha un'inclinazione di circa 30° in media rispetto all'o­rizzontale; il piatto inferiore di L5 ha un'inclinazione di circa 20° rispetto all'orizzontale. Questi due differenti angoli fanno sì che il disco intervertebrale tra L5 e S1 sia due volte più spesso nella porzione anteriore rispetto alla posteriore. Questo è il primo adattamento strutturale alla posizione bipedica. 
Il secondo adattamento riguarda l'altezza del corpo vertebrale di L5 che è più alto in avanti che indietro.
L'interlinea delle articolazioni interapofisarie posteriore di L5 - S1 è situata in un piano molto più frontale rispetto all'interlinea tipica del rachide lombare.
Questa particolarità anatomica permette meglio di contrastare la tendenza di L5 a scivolare in avanti. La tensione delle fibre oblique dell'anello fibroso del disco e i muscoli paravertebrali, soprattutto del lunghissimo dei lombi e ileocostale coadiuvano alla stabilizzazione.

Cerniera dorso-lombare

E' da considerarsi una zona di transizione, infatti D12 è considerata come una vertebra lombare per le sue articolazioni inferiori e dorsale per le articolazioni superiori. Visto il differente tipo di movimento permesso al rachide dorsale e al rachide lombare si comprende come su D12 si possono scaricare ingenti forze.


Disco intervertebrale

L'articolazione fra due corpi vertebrali adiacenti è una anfiartrosi, è costituita dai due piatti delle vertebre adiacenti riuniti fra loro dal disco intervertebrale (fig.3).

La struttura del disco è formato da due parti distinte (fig. 4):

disco intervertebrale

nucleo polpo: sostanza gelatinosa centrale che deriva embriologicamente dalla corda dorsale. È un gel trasparente, contenente l'88 % di acqua, quindi molto idrofilo e chimicamente costituito di una sostanza fondamentale a base di mucopolisaccaridi. È stato identificato del solfato di condroitina in complesso con delle proteine, un particolare tipo di acido ialuronico e di cheratosolfato. Dal punto di vista istologico, il nucleo è formato da fibre collagene e cellule di aspetto condrocitario, da cellule connettivali e da rari ammassi di cellule cartilaginee. Non vi sono né vasi né nervi all'interno del nucleo.

anello fibroso: formato da una successione di fasci fibrosi concentrici disposti in periferia, a decorso obliquo e incrociato rispetto ai fasci vicini. Al centro, a contatto col nucleo, le fibre sono quasi orizzontali e descrivono un lungo tragitto elicoidale per andare da un piatto vertebrale all'altro. Così il nucleo si trova rinchiuso in un alloggiamento inestensibile, fra i due piatti vertebrali al di sopra e al di sotto, e l'anello fibroso. Questo anello forma un vero tessuto di fibre che, nel giovane, impedisce ogni possibile fuoriuscita della sostanza del nucleo.

fig7 mini

A livello lombare il disco è più spesso che negli altri piani vertebrali e misura in media 9 mm. Più alto in avanti che indietro a livello di L5 - S2 (12 mm anteriore - 6 mm posteriore) a causa dell'adattamento strutturale dell'angolo sacro-vertebrale.
Il nucleo presenta una situazione relativamente posteriore. Occupa da solo il 40% della distanza antero-posteriore del disco.

Le fibre più esterne sono innervate, quindi, le fissurazioni da parte del nucleo possono essere fonte di dolore. Per un recente lavoro il dolore di origine discale è una causa di LBP valutata in circa il 39% delle cause specifiche. L'unico esame diagnostico attendibile rimane la RMN, raggiungendo circa l'89% di correlazione con il grado 3-4 di fissurazione.

Schermata 2019 12 30 alle 11.11.52disco intervertebrale

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Legamenti

La maggiore parte delle strutture legamentose intervertebrali sono disposte posteriormente al centro di rotazione delle vertebre, quindi si deduce che l'azione primaria è quella di proteggere il rachide da un'eccessiva flessione. Su una sezione sagittale (fig. 5) si distinguono nettamente due sistemi legamentosi. Uno anteriormente, lungo tutto il rachide unisce i corpi vertebrali anteriormente e posteriormente, il legamento longitudinale anteriore (fig. 8) e posteriore (fig. 9) . Il secondo sistema, posteriormente teso tra gli archi posteriori, rappresenta il sistema di legamenti segmentari.

Il legamento longitudinale anteriore (fig. 6), lungo nastro spesso e madreperlaceo, si estende dalla apofisi basilare dell'occipitale fino al sacro sulla faccia anteriore del rachide. È formato da fibre lunghe che vanno da un capo all'altro del legamento e da fibre corte arciformi tese da una vertebra all'altra. Infatti si inserisce sulla faccia anteriore del disco intervertebrale . A livello degli angoli antero-superiori e antero-inferiori di ogni corpo vertebrale si trova uno spazio scollabile sede degli osteofiti qualora sivenga ad instaurare una artrosi vertebrale.

fig8 minifig. 5 - schema struttura legamentosa rachide lombare

fig11 minifig. 6 - reperto anatomico di rachide lombare con in evidenza le strutture legamentose

fig9a mini fig9b mini

Il legamento longitudinale posteriore (fig 7) forma un nastro esteso dall'apofisi basilare fino al canale sacrale. I suoi bordi sono festonati in quanto si inseriscono a livello della faccia posteriore di ogni disco intervertebrale, le fibre arciformi si inseriscono lateralmente. Tale legamento non ha alcuna inserzione sulla faccia posteriore del corpo vertebrale dal quale rimane separato da uno spazio percorso da plessi venosi peri-rachidei. La sua posizione è molto vicina al centro di rotazione vertebrale, quindi recita un ruolo secondario nella limitazione della flessione. Sembra che il suo ruolo principale sia quello di limitare il prolassamento posteriore del disco intervertebrale. Essendo innervato da terminazioni nervose capsulate e libere derivanti dai nervi sinuvertebrali può rilevare le deformazioni abnormi del disco ed essere fonte di dolore.

A livello dell'arco posteriore la connessione è assicurata dai legamenti segmentari. Ciascuna lamina è unita alla seguente per mezzo del legamento giallo, detto anche ligamento flavum (fig. 8a), legamento spesso di colore giallastro. Si inserisce in basso sul bordo superiore della lamina sottostante e in alto sulla faccia interna della lamina soprastante. Il suo bordo interno si riunisce a quello del suo omologo controlaterale sulla linea mediana (fig. 8b) e chiude completamente indietro il canale rachideo; in avanti e in fuori, ricopre la capsula e il legamento antero-interno  della articolazioni interapofisarie. Il bordo antero­esterno del legamento giallo viene così a sfiorare il contorno posteriore del forame di coniugazione. Questa struttura provvede circa il 13% della resistenza del rachide alla flessione. Sempre facente parte del sistema segmentale posteriore, teso tra ciascuna apofisi spinosa abbiamo il legamento interspinoso, prolungato indietro dal legamento sovraspinoso (fig. 6), cordone fibroso inserito sull'apice delle apofisi spinose. Questi due legamenti sono così strettamente connessi che fanno parte di un'unica unità funzionale.  A livello lombare tale legamento è in stretta connessione con i muscoli dorso-lombari. L'azione di questo legamento è minima nei primi gradi di flessione, ma provvede il 19% della resistenza alla massima flessione ed è la prima struttura che si danneggia quando si và oltre il fisiologico range di movimento. Notevolmente sviluppato a livello lombare abbiamo il legamento intertrasversario, legamento teso tra i tubercoli mammillari delle apofisi trasverse. L'azione di questa struttura è quella di opporsi alla lateroflessione

fig10a mini fig10b mini

Tutti i legamenti del rachide si trovano a livello lombare, l'unica particolarità risiede nel fatto che essi sono molto spessi e molto resistenti, soprattutto i legamenti gialli ed i legamenti intertrasversari. Per completare i legamenti del rachide lombare và menzionato il sistema legamentoso della cerniera lombo-sacrale.

Le due ultime vertebre lombari sono riunite direttamente all'osso iliaco dai legamenti ileo-lombari. 

Willard (1997) riporta che le singole componenti del legamento ileolombare sono molto variabili in forma e numero, ma originano costantemente dai processi trasversi delle vertebre L4 e L5 congiungendosi inferiormente con i legamenti sacroiliaci e lateral­mente con la cresta iliaca.
Si ipotizzano che questi legamenti siano responsabili del mantenimento della stabilità della giunzione lombosacrale, sia nel piano coronale sia in quello sagittale.

Schermata 2019 12 30 alle 11.17.34 strutture legamentose (cliccare sull'immagine per il filmato)