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OSCE : L’ECCELLENZA NELLA FORMAZIONE OSTEOPATICA

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OSCE è Scuola fondatrice dell’Aiso, Associazione Italiana scuole Osteopatia e segue i criteri formativi stabiliti dalle norme internazionali e la sua frequentazione permette l’iscrizione al ROI ( registro degli Osteopati Italiani ) Il curriculum dei nostri docenti è altamente referenziato, grazie a percorsi formativi differenti sia a livello Universitario che a livello di pratica in strutture sanitarie di altissimo livello.
SIGLATO ACCORDO TRA OSCE – DIPARTIMENTO STUDI EUROPEI JEAN MONNET LUGANO

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Il Dipartimento di Studi Europei “Jean Monnet” è un Polo Didattico Europeo con sede in Svizzera, creato per consentire a più Istituzioni di Istruzione Superiore Italiane, dei Paesi Europei ed Extraeuropei di cooperare tra loro svolgendo Corsi di Laurea, di Laurea Magistrale, Master, Scuole di Specializzazione e Dottorato di Ricerca basati su attività didattiche...  leggi tutto

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PERCHE' STUDIO OSTEOPATIA

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Massimo Tranchina, direttore didattico della scuola, ci spiega quali sono i percorsi formativi della scuola, i requisiti, gli sbocchi professionali e il calendario didattico.

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CINGOLO SCAPOLARE ARTICOLAZIONE

Articolazione sterno-clavicolare

L'articolazione sterno-clavicolare è un'articolazione del cingolo scapolare formata dall'incontro fra l'estremità sternale (mediale) della clavicola, l'incisura articolare del manubrio dello sterno e la prima cartilagine costale. E' caratterizzata dalla presenza di una faccetta articolare per l'articolazione sterno-clavicolare, un'articolazione a sella scarsamente mobile. Dietro questa articolazione (a destra) passa l'arteria anonima, che pertanto può essere lacerata dopo una frattura a questo livello della clavicola, con gravi conseguenze. In corrispondenza dell'articolazione di sinistra termina un condotto linfatico, il dotto toracico.
La cavità articolare presente tra la clavicola e il manubrio dello sterno è rivestita da una capsula fibrosa ed è divisa in due dalla presenza di un disco articolare di forma circolare. Esso si attacca, in alto, al margine supero-posteriore della superficie articolare della clavicola e, in basso, sulla prima cartilagine costale in prossimità della sua giunzione con lo sterno. Si tratta quindi di un'articolazione complessa o doppia.

Entrambe le ossa presentano zone concave alternate ad altre convesse che incastrandosi l'una con l'altra formano un'articolazione a sella che consente movimenti secondo il piano antero-posteriore e quello verticale, oltre ad un certo grado di rotazione attorno all'asse maggiore della clavicola.

Legamento sterno-clavicolare

Consta di due bande fibrosa, una anteriore che si estende dalla superficie antero-superiore dell'estremità sternale della clavicola all'estremità antero-supero-laterale del manubrio sternale fino a raggiungere la prima cartilagine costale e una posteriore meno robusta che si estende dalla superficie posteriore dell'estremità sternale della clavicola alla porzione superiore della faccia posteriore del manubrio sternale.

Legamento interclavicolare

Collega le estremità sternali delle due clavicole agganciandosi anche all'incisura giugulare del manubrio sternale.

Legamento costo-clavicolare

Ha forma di un cono rovesciato ed è formato da due fasci uno anteriore e uno posteriore. Entrambi si estendono tra un'impronta presente sul margine inferiore dell'estremità sternale della clavicola alla prima cartilagine costale, il fascio anteriore si dirige andando dall'alto in basso medialmente quello posteriore lateralmente.

sterno claveare

articolazione sterno claveare1

 

Articolazione acromioclavicolare

L'articolazione acromioclavicolare è formata da due faccette ossee rivestite di cartilagine (e da una capsula articolare rinforzata dai legamenti acromio-clavicolari).
Si tratta di un'artrodia talvolta doppia, la cui capsula articolare risulta essere divisa in due da un disco fibrocartilagineo. 

I principali legamenti a distanza sono il legamento coraco-clavicolare che dal processo coracoideo della scapola si diparte in due fasci, il legamento conoide e il legamento trapezoide, che trovano attacco sulla clavicola, rispettivamente sul tubercolo conoide e sulla linea trapezoidea. 

I legamenti acromioclavicolari, i quali rafforzano la capsula articolare, si distinguono in:

  • Legamento acromioclavicolare superiore, teso tra la parte superiore dell'estremità laterale della clavicola e la parte superiore della faccia articolare dell'acromion (cioè la faccia mediale dell'acromion); è composto da fibre parallele, che si intrecciano con le aponeurosi del trapezio e deltoideo; sotto, è in contatto con il disco articolare quando è presente.
  • Legamento acromioclavicolare inferiore, che congiunge le parti inferiori delle facce articolari coinvolte nell'articolazione acromioclavicolare.

Dai dati estrapolati da uno studio a raggi X su 100 spalle di soldati americani si è potuta osservare una certa variabilità nelle dimensioni e nella forma delle superfici articolari.In alcuni soggetti le superfici sono separate da un menisco attaccato al legamento acromioclavicolare superiore. Questo menisco può essere una lamina di fibrocartilagine o un disco completo che divide l'articolazione in due parti. In altri soggetti non è presente un'articolazione sinoviale ma un cuscinetto di tessuto fibroso attaccato all'estremità esterna della clavicola senza cavità articolare.

articolazione acromion claveare1

articolazione acromion claveare

cliccare sull'immagine per il filmato

 

L’articolazione scapolo-omerale (o articolazione della spalla) è un’enartrosi le cui superfici articolari sono date dalla testa dell’omero e dalla cavità glenoidea della scapola.
La testa dell’omero si presenta come un terzo di sfera, è liscia e rivestita di cartilagine ialina.
La cavità glenoidea è ovalare, poco profonda e meno estesa della testa omerale; la sua superficie è rivestita di cartilagine articolare. Il margine anteriore della cavità glenoidea presenta, nella sua parte media, un’incisura glenoidea che dà passaggio a vasi. Sul contorno della cavità di fissa un cercine fibrocartilagineo, il labbro glenoideo, che amplia così la cavità articolare. Il labbro glenoideo presenta una faccia interna e una faccia esterna. La faccia interna continua nella cavità glenoidea e fa parte della superficie articolare; la faccia esterna dà attacco alla capsula fibrosa e ai legamenti di rinforzo dell’articolazione. 
L’articolazione scapolo-omerale consente all’omero un’ampia libertà di movimenti di flessione, estensione, abduzione, adduzione, rotazione e circumduzione.
I movimenti di flessione ed estensione sono piuttosto limitati e vengono resi più ampi dallo spostamento dell’intera cintura toracica; nell’abduzione, la testa omerale scorre al di sotto della volta coracoacromiale e si applica sul contorno inferiore della capsula, sporgendo nel cavo ascellare.
L’adduzione è limitata dalla parete del tronco.
La rotazione può essere interna od esterna.
Nella circumduzione il braccio descrive un cono la cui base volge in fuori, in basso e in avanti.

 

 

  • La capsula articolare ha lo strato fibroso formato come un manicotto conoide il cui apice tronco si fissa al contorno della cavità glenoidea e alla faccia esterna del labbro glenoideo; in alto essa si estende fino al processo coracoideo e in basso si fonde con il tendine del capo lungo del muscolo tricipite brachiale. La base del manicotto fibroso prende attacco sul collo anatomico dell’omero e, in avanti, raggiunge il collo chirurgico dell’omero. A livello del solco bicipitale, la capsula passa a ponte dalla piccola alla grande tuberosità e si prolunga in basso, tra le due creste che fanno seguito alle tuberosità, chiudendo così un tragitto osteofibroso dove passa il tendine del capo lungo del muscolo bicipite che fuoriesce dall’articolazione.
  • Il segmento antero-inferiore della capsula fibrosa è rinforzato dai legamenti gleno-omerali che si distinguono in superiore, medio e inferiore.
    Il legamento gleno-omerale superiore va dalla parte alta del labbro glenoideo alla piccola tuberosità dell’omero.
    Il legamento gleno-omerale medio origina dal labbro glenoideo, al davanti del precedente, e si porta in basso e in fuori per fissarsi alla piccola tuberosità dove si fonde con il tendine del muscolo sottoscapolare; tra i legamenti gleno-omerali superiore e medio si delimita uno spazio triangolare con la base rivolta verso la piccola tuberosità (forame ovale), dove la capsula fibrosa è debole o manca e la membrana sinoviale invia un prolungamento verso il muscolo sottoscapolare.
    Il legamento gleno-omerale inferiore è più lungo e robusto degli altri, formato da due bande spesse (anteriore e posteriore) con una tela che le connette, che si tende tra il contorno antero-inferiore del labbro glenoideo e il collo chirurgico dell’omero, dove si fissa tra l’inserzione del muscolo sottoscapolare e del muscolo piccolo rotondo.
  • Il legamento coraco-omerale si presenta come una spessa lamina fibrosa e si estende dalla base e dal margine laterale del processo coracoideo sino alla grande tuberosità dell’omero dove si fonde con la capsula fibrosa.

 

La membrana sinoviale tappezza la faccia interna della capsula fibrosa e il periostio del capo omerale, laddove la capsula fibrosa stessa si distanzia dal contorno della superficie articolare. Essa forma due diverticoli che rappresentano prolungamenti sinoviali: il diverticolo sottoscapolare e il diverticolo bicipitale.
Il diverticolo sottoscapolare s’impegna nel forame ovale, tra i legamenti gleno-omerali superiore e medio.
Il diverticolo bicipitale accompagna il tendine del capo lungo del bicipite nel solco bicipitale; attraverso questo solco il tendine penetra nella cavità articolare, circonda ad arco la testa dell’omero applicandovisi e raggiunge il polo superiore della cavità glenoidea fino al labbro glenoideo e alla tuberosità sovra glenoidea dove ha la sua origine; la membrana sinoviale riveste il tendine in tutto il suo tragitto intraarticolare.

legamenti gleno omeralicliccare sull'immagine per il filmato anatomico
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 “Valutazione di un training-consenso specifico del rilievo palpatorio delle sips sulla ripetibilità intra ed inter-esaminatore”.
La tesi è stata redatta da: Mazzanti Marco, Finamore Luca, Fornino Cristian e Ghini Marco.

Relatore: Dr. Saverio Colonna.

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